Marco Casagrande: la ricostruzione del “tesoro di Domagnano” – parte 1

Paola Bigi (Sezione Archeologica dei Musei di Stato) – Una definizione di archeologia sperimentale: “L’archeologia sperimentale è una disciplina complementare alla archeologia tradizionale, che studia ed indaga sulle tecnologie dell’uomo del passato; si esplica attraverso un insieme di azioni analitiche e pratiche perfettamente delineate ed opportunamente articolate… ” (1).

Marco Casagrande (orafo ed archeologo sperimentale) – Se avessi avuto coscienza di queste giuste parole non avrei accettato l’onore e l’onere di riprodurre il Tesoro di Domagnano. Non avevo saldi collegamenti con l’archeologia tradizionale, non sapevo delineare perfettamente azioni analitiche. Insomma non facevo e non faccio parte della struttura consolidata dell’Archeologia tradizionale.

P.B. – Come e quando sei entrato nel “mondo” dell’archeologia sperimentale?

M. C. – Sono entrato dalla porta di servizio, quella piccola, dall’apprendistato che un orafo fa, perché sono orafo, figlio di orafo, erede di orafo. Nel 1988 il Museo Civico Archeologico di Bologna mi commissionò due fibule tipo Certosa in oro per Melina Mercuri, allora Ministro della Cultura greco in visita a Bologna per l’inaugurazione della mostra “Ori dei Macedoni”. Pensai che fosse un lavoro come tutti gli altri. Si trattava di riprodurre due fibule etrusche. Era un lavoro da orefice.

P. B. – E poi che cosa è cambiato?

M. C. – Quando sei fortunato ed hai davanti a te una eccellenza come Cristiana Morigi Govi, allora direttrice del Museo, non ti basta fare, devi capire, devi provare. Lo staff del Museo Civico mi diede le informazioni che possedeva, i testi esistenti, anche le radiografie delle fibule. I restauratori mi svelarono i loro pensieri, le osservazioni dirette su quegli oggetti e su altri che avevano avuto in laboratorio e restaurato. Guardare, ascoltare, leggere. Farsi ripetere le stesse cose; dall’archeologo e dal restauratore. Ti aprono la mente ed allora inizi a pensare, immaginare, studiare.

P. B. – Nel 1998 c’è stata poi l’esperienza a Murlo.

M. C. – Sì. Sull’onda di questo lavoro e di altre piccole collaborazioni venni mandato d’imperio – sempre dalla Direttrice del Civico Museo Archeologico di Bologna – a Murlo, da Edilberto Formigli, per un seminario stanziale. E in quel luogo informale, dove l’archeologia tradizionale si trovava in una situazione non competitiva ma costitutiva, per la prima volta ho assistito a dimostrazioni di archeologia sperimentale ed io stesso sono stato sia spettatore e che protagonista. Archeologi di fama, studenti, artigiani, tutti assieme a sentirsi ed a confrontarsi; molti sapevano molto, ma tutti non sapevano tutto. L’insegnamento che ho tratto è che bisogna  imparare, provare, confrontarsi. L’argomento del seminario 1998 era “Fibulae – dalla Protostoria all’Alto Medioevo – tecniche, tipologia, cronologia (http://www.anteamurlo.it/fibulae.htm).

P. B. –  A Murlo è avvenuto anche un primo casuale contatto con i Musei di Stato di San Marino, perché al seminario “Fibulae” partecipò anche un nostro collega, Saulle Abbati… Ma torniamo al progetto di riproduzione del “tesoro di Domagnano”.

M. C. – Gli interventi e le collaborazioni di quel seminario a Murlo sono stati pubblicati nell’omonimo volume edito da Polistampa e verso la fine, in fondo, un paio di foto mi ritraggono durante la mia dimostrazione. E’ stata una di queste, quella delle mie mani, a darmi credibilità quando mi sono presentato a San Marino per affrontare la ricostruzione del Tesoro di Domagnano che il Rotary Club San Marino voleva realizzare e donare al Museo di Stato. Le mani, non il nome, che era sbagliato. Le mani hanno testimoniato per me.

Edilberto Formigli al seminario di Murlo (© Marco Casagrande)

Edilberto Formigli al seminario di Murlo (© Marco Casagrande)

Riproduzioni di fibule "a sanguisuga" (© Marco Casagrande)

Riproduzioni di fibule “a sanguisuga” (© Marco Casagrande)


(1) G. Gaj, Archeologia sperimentale, in E. Giannichedda (a cura di),  Metodi e pratica della cultura materiale. Produzione e consumo dei manufatti, Bordighera 2004, pp. 21-26.

(2) E. Formigli (a cura di), Fibulae. Dall’età del Bronzo all’Alto Medioevo. Tecnica e Tecnologia, Firenze 2003.

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MARCO CASAGRANDE: THE “DOMAGNANO TREASURE” RECONSTRUCTION – part 1

Paola Bigi (Archaeological Section of State Museum) – A definition of experimental archeology: Experimental archeology is a discipline complementary to traditional archeology which studies and investigates human technologies of the past. It is expressed through a set of analytical and practical actions perfectly outlined and properly articulated […]”[1]

Marco Casagrande (goldsmith and experimental archaeologist) – If I had been aware of the weight of these words I would not have accepted the honor and the burden of reproducing the “Domagnano treasure”. I had no firm links with  traditional archeology, I did not know how to outline perfectly analytical actions. So I didn’t and don’t pertain to the established structure of so called “traditional archaeology”.

P.B. – How and when did you get into the “world” of experimental archeology?

M.C. – I entered through the back door, the little one, of a goldsmith apprenticeship because I’m a goldsmith, goldsmith’s son, the heir of a goldsmith. In 1988, the Archaeological Museum of Bologna gave me a commission for two gold  fibulas, Certosa type, for Melina Mercuri, the Greek Minister of Culture. Who at that time was visiting Bologna for the inauguration of the “Gold of the Macedonians” exhibition. I thought it would be a job like the others.. That it would be just a matter of copying two Etruscan fibulas. It was  goldsmith work.

P.B. – And then, what  changed?

M.C. – When you are lucky and you work with a brilliant person such as Cristiana Morigi Govi, the director of the Museum at that time, doing your job is not enough, you have to understand, you have to practice. The staff of the Museum gave me all the  information they had, the existing texts and even radiographs of the fibula. The restorers told me their thoughts based on direct observations of these objects and based on others that had been restored  in the laboratory. Observing, listening and reading. Having the same things repeated by the archaeologists and restorers. All these things open your mind and then you start to think, to imagine and to study.

P.B. – In 1988 there was the Murlo experience, wasn’t there?

M.C. –  After that work and other collaborations, I was recommended by the director of the museum to participate in a seminar of Edilberto Formigli in Murlo. In that informal atmosphere, where  traditional archeology was in a non-competitive situation but in a constructive one. For the first time I witnessed experimental archeology demonstrations as  both spectator and protagonist. Well-known archaeologists, students and artisans, all together  sharing and comparing experiences: many knew a lot, but no one knew everything.

The lesson I got from this seminar is that you have to learn, try and compare. The topic of the 1998 seminar was “Fibulae – from early history to the Middle Ages – techniques, typology, chronology” (http://www.anteamurlo.it/fibulae.htm).

P.B. – At the Murlo seminar you also had the first casual contact with the State Museum of San Marino because one of our colleagues – Saulle Abbati – was also a participant… But let’s get back to reproduction project of the  “Domagnano treasure”.

M.C. – Interventions and collaborations of the Murlo seminar have been published in a book by the same name, printed by Polistampa [2]. Towards the back of the book there are a couple of pictures of  me during my demonstration. It was the picture of my hands that give me credibility when I showed up in San Marino to manage the reconstruction of the “Domagnano treasure”. That which the Rotary Club of San Marino wanted to commission and donate to the State Museum. The hands – not the name that was wrong – have testified for me.

Edilberto Formigli at Murlo seminar (© Marco Casagrande)

Edilberto Formigli at Murlo seminar (© Marco Casagrande)

Bronze "sanguisuga"-type fibulas reproduction (© Marco Casagrande)

Bronze “sanguisuga”-type fibulas reproduction (© Marco Casagrande)


[1] G. Gaj, Archeologia sperimentale, in E. Giannichedda (ed.),  Metodi e pratica della cultura materiale. Produzione e consumo dei manufatti, Bordighera 2004, pp. 21-26.

[2] E. Formigli (ed.), Fibulae. Dall’età del Bronzo all’Alto Medioevo. Tecnica e Tecnologia, Firenze 2003.